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Team New Zealand muove causa ad Alinghi
In realtà Grant Dalton, ceo di ETNZ, ne ha citati quattro: Alinghi, SNG, ACM e Bertarelli e le cause sono su due fronti.
Nella prima si richiede il risarcimento del danno subito da TNZ per non poter partecipare nel 2009 alla Coppa America. C’era un impegno vincolante per quella data ed ora che gli svizzeri hanno dichiarato che l’appuntamento è slittato al 2011 i Kiwi sarebbero chiamati a sopportare maggiori oneri finanziari per prolungare la campagna.
È vero che se i piani di Bertarelli fossero andati in porto come da lui orditi, la data del 2009 sarebbe stata rispettata. È vero che chi ha messo il bastone tra le ruote è stato a pieno diritto Oracle ma se c’è una causa in corso tra gli americani e i detentori della Coppa, non è certo colpa dei neozelandesi.
Oltretutto Bertarelli avrebbe potuto accettare gli emendamenti al protocollo proposti da Oracle e sottoscritti dagli altri Challengers o successivamente rispettare la sentenza della Suprema Corte di New York di novembre ed accettare la sfida statunitense con i multiscafi nel 2008. In ambedue i casi la Coppa America risarebbe svolta nel 2009.
Nella seconda si citano gli stessi per la violazione della legge anti-trust.
Con un’azione illecita gli svizzeri avrebbero pianificato la posizione dominante di Alinghi nominando quale Challenger of Record uno Yacht Club spagnolo fantoccio (il CNEV) con la complicità del quale avrebbero poi redatto un protocollo che avrebbe di fatto reso improbabile la vittoria di qualsiasi sfidante.
Qualcuno potrà obiettare che i Neozelandesi quando si iscrissero, automaticamente accettarono il nefando protocollo allora in vigore e che quindi, oggi come oggi, non potrebbero reclamare. Non è così. Tutti noi portiamo i soldi in banca o stipuliamo una assicurazione pur consapevoli che certe alleanze dietro dietro ci possano essere. Quando però viene accertato un cartello istituito con il preciso scopo di eludere la concorrenza ed aver maggiori introiti a spese del cittadino ecco che la legge interviene (non sempre purtroppo) e noi possiamo richiedere le somme indebitamente pagate.
In aiuto del più debole contro lo strapotere del più forte c’è inoltre la class-action ovvero la possibilità di promuovere un’azione collettiva risarcitoria ed è perciò probabile che altri Team vadano ad affiancare i Neozelandesi.
Anche DesafÃo Español è pronto a chiedere i danni a Bertarelli se la Coppa America non si farà nel 2009.
Dopo Emirates Team New Zealand ora anche DesafÃo Español minaccia di adire a vie legali. Il Team spagnolo ha programmato la campagna per il 2009 ed il rinvio di un anno, o ancor peggio di due, porterebbe un aggravio di spese che non dovrebbero far loro carico ma a chi ne ha determinato il ritardo.
La situazione è per tutti i Challengers abbastanza simile ed è facile immaginare che la lista potrebbe allungarsi.
http://www.desafioespanol2007.com/ampliaactualidad.aspx?id=282
Attentato alla Coppa
Che calamità l’ingresso di Ernesto Bertarelli nel mondo della vela! Fin dalla sua prima apparizione si è comportato in maniera anomala. Mentre gli altri consorzi cercavano ad uno ad uno gli elementi per costituire l’equipaggio per la sfida al più antico trofeo del mondo lui si appropria della squadra vincente (TNZ) e forma il Team Alinghi. Un colpo di mano che, se non fosse per il fatto che i neozelandesi furono ben pagati, si potrebbe definire “furto con destrezza�.
Di svizzero a bordo c’è praticamente solo lui ma tanto basta per mettere la bandiera rossocrociata e presentarsi ad Auckland non certo accolto a braccia aperte. Ricordo che all’epoca ci fu anche chi aprì un sito, Black Heart, per dimostrare la propria antipatia al team che si era venduto e quando Alinghi usciva dal porto c’erano applausi per tutti meno che per loro.
Una volta vinta la Coppa, non potendo difenderla sul lago di Ginevra, con una pantomima degna del più abile commediante fa finta di cercare il luogo migliore per disputare la 32ma edizione. Decine di città entrano in lizza per avere questo onore e a tutte viene chiesto di presentare progetti, relazioni su infrastrutture e condizioni meteo.
Alla fine rimasero in quattro, ve lo ricordate?: Napoli, Lisbona, Marsiglia e Valencia.
Nella fattispecie vinse come sappiamo Valencia non perché era il luogo più adatto ma perché aveva accettato di pagare la somma che Bertarelli voleva: 180 (centottanta) miliardi delle vecchie lire.
Mai prima di allora era stato chiesto e pagato un corrispettivo. Il business era cominciato.
Da lì ogni situazione, occasionale o appositamente creata, è ragione di guadagno. Si arroga ogni diritto commerciale non solo sulla manifestazione Coppa America ma anche sulla Louis Vuitton Cup che passa sotto l’egida della sua ACM, non solo sulla gestione dell’intera area del porto - quindi ormeggi compresi (a prezzi folli) – ma anche sulle zone limitrofe (vedi art. del 3 maggio ), non solo viene imposto un aggio su ogni biglietto che gli appassionati pagano alle navette che li portano in mare a vedere le regate, ma anche su tutto il merchandising venduto nell’AC Park. E poi diritti televisivi, diritti di immagine ecc.
Riesce a difendere la Coppa anche senza la presenza di Coutts ma la vittoria non è così schiacciante come l’aveva prevista. Allora che fa? Stila un protocollo capestro e lo fa firmare al circolo fantoccio CNEV che diventa Challenger of Record. Ma si sa, il diavolo fa le pentole e non i coperchi, così Larry Ellison gli fa causa nonostante Bertarelli dica di avere i migliori avvocati del mondo. A niente valgono le manovre per accreditare la 33ma edizione della Coppa: dapprima ponti d’oro a chi si iscrive e poi pressioni sugli incerti ( in un articolo di http://rule69blog.com/archive/2007/november/975/ si legge: ….Mascalzone, Shosholoza etc being forced with a gun to their heads….. if they don’t support Ernesto then he will shut them out by not allocating a base…)
Dopo un paio di mesi la sentenza dà ragione a BMW Oracle ed il protocollo va negoziato e riscritto.
È proprio ora che viene il bello. Come rimediare ad una sconfitta così bruciante?
Se il giudice mi ha dato torto vuol dire che la legge è sbagliata e quindi la devo riscrivere.
Infatti in una lettera aperta si lamenta del DoG (Deed of Gift = Atto di Donazione) e dichiara di avere le visioni (vorrebbe essere il Bernie Eccleston della vela):
http://www.alinghi.com/it/news/news/index.php?idIndex=200&idContent=14597
in particolare cosa vede o vorrebbe vedere?
- Il Defender deve continuare ad essere automaticamente qualificato per le regate di finale o viceversa tutti i team devono avere le stesse opportunità ?
- La scelta della località non dovrebbe essere annunciata almeno alcune edizioni prima, in modo da consentire la pianificazione e la ricerca sponsor con tempi adeguati?
- La gestione della Coppa non dovrebbe diventare permanente ed essere dunque affidata ad un’ entità che rappresenti gli attuali fiduciari e quelli del passato, insieme ai team partecipanti?
Alla prima domanda: se il Defender dovesse partecipare a tutte le selezioni alla pari degli altri team non ci sarebbe più una Coppa America ma un Campionato tale e quale come ne esistono già decine e decine. Serie di Round Robin con semifinali e finali. Punto e basta.
Per quanto riguarda la seconda, scegliere preventivamente le località con largo anticipo determinerebbe l’impossibilità quasi assoluta che il vincitore possa portare la manifestazione nel proprio paese. Dovesse un giorno vincere Luna Rossa (sperando che partecipi in futuro) ci scorderemmo di poter vedere l’AC in Italia.
E dove andrebbe se ci fosse un ente preposto a decidere e soprattutto a riscuotere le ingenti somme che le città ospitanti dovrebbero pagare? Pensate davvero che Napoli (che offrì la “modica� cifra di 50 miliardi contro i 180 richiesti) potrebbe ancora avere delle mire?
È chiaro come Bertarelli abbia trovato terreno fertile nello Yacht Club di New York. Loro che la Coppa ormai se la sono dimenticata potrebbero rientrare nel gioco sia ospitandola sia essendo chiamati a gestirla ma chiamarla ancora Coppa America sarebbe un’offesa alla memoria.
AMERICA’S CUP: PRADA NON PARTECIPERA’ ALLA 33^ EDIZIONE
PRADA, dopo dieci anni e tre campagne di Coppa America, ha maturato la decisione di
non partecipare alla 33^ edizione dell’America’s Cup, che si svolgerà a Valencia nel 2009.
La partecipazione alla prossima Coppa America è stata valutata a fondo e, pur potendo
già contare su significative risorse umane e finanziarie, si è ritenuto che, dopo tre sfide, si
sia concluso un ciclo.
Patrizio Bertelli ha dichiarato: “Sono state tre sfide e dieci anni molto intensi, spesso
esaltanti. E’ stata un’esperienza indimenticabile e molto positiva sia sotto il profilo
sportivo che quello umano: voglio ringraziare tutto il Team, il Gruppo Telecom Italia,
Intesa Sanpaolo, gli altri sponsor e lo Yacht Club Italiano, che ci hanno sostenuto con
costanza ed entusiasmo. Anche sul piano aziendale queste tre sfide hanno consentito di
acquisire e maturare una cultura, esperienze e visibilità preziose per il nostro Gruppo. Mi
auguro che un altro team italiano sia in grado di presentarsi alla prossima edizione e di
tenere alto il nome dell’Italia in Coppa America.�
Nuvole sulla Coppa
Molti di noi durante l’America’s Cup hanno tifato per Emirates Team New Zealand e solo pochi per Alinghi. Questi ultimi forse non hanno letto tutto quello che abbiamo scritto negli ultimi tre anni e non avevano una visione generale della tendenza che l’America’s Cup Management (società che sostanzialmente fa capo agli svizzeri) ha in mente per trasformare l’evento velico più antico del mondo. Gli effetti negativi che si sono accumulati in tutto questo periodo sono scoppiati all’indomani della vittoria di SUI 100 a danno di NZL 92.
La prima a muovere è stata la Louis Vuitton che ha ritirato la sponsorizzazione dopo un felice periodo durato più di 20 anni (era nell’aria dal momento che l’ACM aveva preteso l’appannaggio della Cup mentre nelle edizioni precedenti veniva gestita in modo indipendente da LV, senza dimenticare la sgradevole vicenda della festa indetta dalla Moet & Chandon – vedi articolo). A ruota è seguito Larry Ellison che ha citato in giudizio Alinghi per non aver ottemperato ad alcune clausole citate nell’Atto di Donazione tra cui la non sportività che si desume dal voler accentrare tutti i poteri e vantaggi nelle proprie mani senza nulla concedere agli avversari. Dello stesso parere anche Russell Coutts appena ingaggiato da Ellison.
In questo clima è difficile pensare che quattro Team si siano precipitati ad iscriversi se si pensa che il protocollo definitivo verrà pubblicato solo il 31 ottobre. Si può capire e giustificare DesafÃo Español che ha trovato il doppio accordo e nel diventare Challenger of Record e di riconfermare Valencia come città ospitante. Più difficile per gli altri tre (Shosholoza, il neonato sfidante inglese Origin e Team New Zealand). Si vede che in qualche modo saranno stati incentivati a farlo.
Intanto Oracle Racing tiene le sue posizioni, peraltro condivise dalla maggior parte dei Team sfidanti, e se la controversia non verrà appianata per tempo c’è un serio rischio che fra due anni la Coppa America veda uno sparuto numero di partecipanti toccando il fondo di quel baratro in cui Bertarelli e l’ACM la stanno portando.
Purtroppo a rimetterci sarà ancora Valencia che si è ben indebitata per accogliere al meglio i visitatori nazionali e stranieri, ristrutturando in maniera egregia parte del vecchio porto commerciale e dotando la città di serie e sostanziali infrastrutture. Solo nel periodo delle semifinali e finali della LVC si è vista una discreta affluenza, in modo particolare degli Italiani, altrimenti piuttosto sotto le aspettative. Al contrario l’ACM fornisce i dati di affluenza al Port America’s Cup che hanno lo stesso valore degli accaldati che entrano in un grande magazzino solo per godere dell’aria condizionata. Per essere più chiari, i Valenciani che nei giorni festivi incrementavano i vari counter collegati ai tornelli di ingresso non hanno avuto nessun riscontro positivo nell’economia cittadina. Se in un centro commerciale ci fossero solo accaldati, la sera i gestori si ciuccerebbero le dita invece di contare i soldi.
Colui che viene da fuori – specialmente se straniero – vuole vedere le regate dal vivo e non al maxi schermo e vi possiamo garantire che all’infuori dei sopraccitati periodi di barche in mare ce n’erano pochine, tant’è che le inquadrature delle riprese TV erano strette come quelle fatte sul pubblico in certi comizi dalla partecipazione poco sentita.
Saggiamente questa volta Valencia per il 2009 ha pagato un po’ di più (si dice 105 milioni di Euro invece dei 90 sborsati la prima volta) ma con la clausola che per ogni partecipante in meno dei 10 preventivati, le verranno riaccreditate 10 milioni di Euro.
Diminuire l’intervallo tra una Coppa e l’atra certamente fa il tornaconto di Bertarelli che chiede cifre sempre più esose e che se potesse la farebbe ogni sei mesi, ma sarà dura per i Team minori pianificare una sfida concreta che possa attirare gli sponsor necessari a raggiungere un budget sufficiente per un confronto decoroso.
Tutto molto incerto quindi, tempi, modi, barche, regole, esiti delle azioni legali e iscrizioni, anche quella di Luna Rossa.





